• Welcome Vespaman

    by  • 18 ottobre 2009 • Libri e pubblicazioni, Pensieri e parole • 9 Comments

    “Poi, con un gesto concordato in precedenza, si tolgono tutti i giubbotti di pelle e le giacche a vento, e rimangono con una T-shirt bianca su cui è stampato ‘Welcome Vespaman’ attorno a una mia fotografia…”

    da Brum Brum di Giorgio Bettinelli


    È da un po’ che sto leggendo questo libro. Non riesco a terminarlo, un po’ per mancanza di tempo e un altro po’ perché sta diventando il solito viaggio che non vorrei mai finire.
    Timore, in questo caso ancora più evidente, perché Giorgio Bettinelli era uno che viaggiava e che fa viaggiare davvero.
    Centinaia di migliaia di chilometri, in Vespa, in giro per il mondo che per lui sono diventati altrettante occasioni di conoscere e vivere da vicino culture e persone del nostro immenso pianeta.
    Mi piace ricordarlo, citando un episodio molto toccante in cui alcuni suoi amici lo accolgono e gli danno il benvenuto al suo arrivo a San Francisco nel 1998.
    Purtroppo non sono riuscito a trovare la t-shirt originale, ma se qualcuno l’ha vista o sa dove trovarla mi faccia un fischio.
    Nel frattempo accontentavi di qualche immagine e di un tributo particolare.

     

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    9 Responses to Welcome Vespaman

    1. LVP
      19 ottobre 2009 at 11:29

      Che bello il tributo del Writer! :)

    2. klauser
      19 ottobre 2009 at 17:26

      Si. L’ho segnalato perché mi ha trasmesso la stessa carica e lo stesso cuore, che aveva Giorgio Bettinelli.

    3. utente anonimo
      25 ottobre 2009 at 13:52

      Sono cresciuto con l’idea del viaggio alla Siddartha.
      Ora che ho viaggiato parecchio ed ho imparato varie lingue comprendo perche’ viaggio in inglese si dice travel.
      Questa parola ha la stessa origine di travail (lavoro in francese) e travaglio in italiano. Viaggiare nella realta’ e’ un travaglio.

    4. klauser
      25 ottobre 2009 at 14:41

      Beh, dipende da quello che intendi per viaggio. In inglese c’è anche la parola journey e volendo essere di larghe vedute anche il termine trip.

      Nel caso dell’esperienza di Bettinelli mi permetto di dire che il suo viaggio è stato esteriore quanto interiore. Le sue pagine mi stanno trasmettendo tanto, perché la sua è un’esperienza innanzitutto di conoscenza completa.

      Mi sembra interessante la parentela con la parola travaglio. Mi riporta a un’immagine di sofferenza ma anche di realizzazione personale in quanto nascita.

    5. utente anonimo
      25 ottobre 2009 at 15:19

      L’inglese ha mutuato moltissime parole dal francese:
      non ci crederai ma trip deriva in qualche modo da trippa, nel suo significato traslato indica uno sbudellamento. Quanto a journey, naturalmente da jour, inteso come lavoro e viaggio giornaliero.
      Certo e’ sicuramente vero quello che dici sulla nascita. Questo vale per tutte le cose. Ma alcune considerazioni: la piu’ alta percentuale di morte per le donne e’ relativa al parto. Vedendo una donna partorire, ti viene spontaneo pensare come avra’ fatto, quale amore la sta spingendo.
      Tornando al nostro discorso: e’ l’assurdita’ della nostra societa’ cambiare il significato piu’ recondito di una cosa in qualcosa di buono.
      Chi viaggia per lavoro capisce perche’ i nostri padri consideravano il viaggio in altro modo.
      Salut

    6. klauser
      25 ottobre 2009 at 15:37

      L’origine di trip è bellissima e rende perfettamente il senso. Sai a che periodo risale per caso?

      Il parto di una donna rappresenta una grande metafora. Mi viene da pensare che in quel momento come in certi periodi della nostra vita, alla base ci sia, oltre all’amore, anche e soprattutto una buona dose di vitalità.

      Non capisco il fatto di cambiare il significato piu’ recondito di una cosa in qualcosa di buono. Forse ti riferisci a quei viaggi della speranza “obbligati”, ma in passato il concetto di viaggio ha avuto anche il significato di scoperta e di ricerca.

    7. utente anonimo
      25 ottobre 2009 at 20:01

      Il mio dizionario Oxford mi dice che deriva dall’alto medioevo, come tutti i termini di origine latina nell’inglese. Cmq mette anche un’altra origine: l’olandese trippen (to skip, hop).
      In generale la mia era un attacco al concetto di mobilita’ in qualunque modo lo si immagini. Il viaggio e’ certamente scoperta quando lo si desidera, uno strazio quando e’ imposto.

    8. klauser
      26 ottobre 2009 at 19:56

      Se la metti su questo piano, è così per molte cose!

    9. utente anonimo
      28 ottobre 2009 at 22:52

       Certo ma non sono io a dire che la mobilita’ e’ cosa buona e giusta sempre.
      Stavo dicendo che per i nostri antenati era il contrario…

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