• Maglietta in classe: zero in condotta

    by  • 13 marzo 2010 • Pensieri e parole, Provocazione e Protesta, Società e costume • 10 Comments

    Reciproche accuse, denunce e polemiche per la maglietta con la scritta “Kiss me before my boyfriend comes back”, indossata da una studentessa del primo anno al liceo Virgilio di Milano.

    Pubblico questa notizia segnalata da un amico nel commento #7 del precedente post.
    Al centro del problema sia la scritta, innocente e priva di doppi sensi per la ragazza, sia il probabile atteggiamento offensivo e violento dell’insegnante che aveva letto la stessa frase come provocatoria e portatrice di valori sbagliati.
    L’articolo del Corriere della Sera parla come spesso succede in situazioni simili, di punti di vista e di affermazioni contrastanti tra loro.
    Per questo è difficile prendere una posizione, ma quello che mi sembra più interessante è la polemica in sé e il fatto che il potenziale comunicativo di una maglietta ne sia stata la causa.
    Come detto non prendo posizione ma ho due considerazioni da fare: la prima relativa al fatto che il significato che viene dato a quanto scritto su una t-shirt è spesso il risultato dell’interpretazione personale di chi legge e di chi indossa; la seconda è sul modo di vestire dei più giovani, dove l’acceso dibattito, frutto di reciproca incomprensione, su ombelichi scoperti, jeans a vita bassissima, mutande e tanga in mondovisione continuano a farla da padrone.

     

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    10 Responses to Maglietta in classe: zero in condotta

    1. klauser
      13 marzo 2010 at 19:07

      da Anonimo
      Beh,  l'anno in cui ho insegnato in un istituto tecnico, mi sono ritrovato in una situazione simile. Si parlava di comportamenti piu' che di t-shirt.
      A mio avviso, il fatto che l'insegnante abbia chiesto un parere alla classe dimostra che non pensasse alla ragazza come cagna, ma piuttosto volesse insegnare che anche i messaggi piu' stupidini, in realta', hanno ripercussioni e sensi lati. I ragazzi subiscono un po' il pensare molto debole (o meglio il non pensare) di molti grandi (basta leggere un po' di commenti sparsi nei blog) e trovo sia corretto soffermarsi sul senso delle parole senza licenziarle come "provocatorie".

      Sono d'accordo con te, ma non sappiamo di preciso come siano andate le cose dentro la classe. Poi, che i ragazzi in generale subiscano il pensiero degli adulti è un dato di fatto, ma è altrettanto vero che molti di questi ragazzi riescono a elaborare un persiero personale e autonomo partendo proprio da quello che sentono o subiscono.

      Parlando di quanto avvenuto nella scuola, trovo giusta l'idea dell'insegnante di creare una discussione sulle parole della maglietta e sul loro possibile significato ma non sulla studentessa e per questo andrebbe visto anche il modo in cui è stata impostata la discussione.

    2. utente anonimo
      14 marzo 2010 at 17:01

      Mah, le parole hanno una loro oggettivita' e peso. Che la ragazzotta come molte di oggi non si accorga di questo non e' certo una sua colpa. Piuttosto, e' riconducibile ad un mondo degli adulti che pone il relativismo come metodo-nonmetodo.

    3. klauser
      15 marzo 2010 at 13:07

      Ok ma può una frase sulla maglietta giustificare una situazione come quella accudata nella scuola?
      Alla fine, una t-shirt ha tutto questo potere o siamo noi con i nostri punti di vista a darglielo?

    4. utente anonimo
      15 marzo 2010 at 15:00

      Punti di vista? E' cosi' relativo il senso del tradimento? Muccin Muccino

    5. klauser
      18 marzo 2010 at 10:29

      Senza generalizzare come fai tu quando parli di Muccino, dipende da cosa si intende per “relativo”.

    6. utente anonimo
      18 marzo 2010 at 12:27

      Muccin Muccino si conferma ogni volta, non sono io che generalizzo, e' lui.
      Dicesi relativo, in questo caso, cio' che e' condizionato alla visione particolare dell'individuo, senza possibilita' di una lettura univoca comune.
      Come diceva un vero intellettuale e regista di 40 anni fa' (quanto mancano i veri intellettuali): non esiste nulla di piu' conformista del tradimento cioe' il consumo ossessivo dei rapporti affettivi. Ma forse anche lui generalizzava secondo te. Nevvero?

      http://www.youtube.com/watch?v=WJovuNJADRY

      Cmq, se pensi che stiamo andando oltre il politically correct che necessita' per un blog smetto.

    7. klauser
      18 marzo 2010 at 13:19

      Pasolini non generalizzava e ascoltare le sue parole è sempre occasione di conoscenza e riflessione, ma è importante capire il contesto che circonda parole e azioni quotidiane.
      Il senso di un tradimento può essere relativo se associato alla ricchezza e alla variabilità dell'essere umano e, per tornare al tema del post, può esserlo soprattutto se il tradimento è reso immagine e simbolo, e in più, se da un adulto o da un'adolescente di quindici anni.

    8. utente anonimo
      19 marzo 2010 at 17:57

      Scusami, ma non ti ho capito. Puoi spiegarti meglio? Tradire e' una ricchezza? Il mondo e' bello perche' e' vario? Il rapporto affettivo e' labile ed incostante?

      Da La Stampa del 16 marzo: «Arriva una lettera firmata. Racconta di una mamma che, facendo pulizia nella stanza della figlia dodicenne, trova una busta con un migliaio di euro in tagli da 5. Pensa a un furto e ad altre cose orribili, tranne allunica che, messa alle strette, di lì a poco la ragazzina le confesserà: i soldi sono il ricavato di prestazioni sessuali eseguite a scuola. La madre è sconvolta dalla scoperta e dalla reazione della figlia: di normalità».

      Questo e' un caso limite rispetto a quello menzionato dal post, ma le tue posizioni relativiste  sono alla base anche di questo. Un mondo di adulti che non insegna una direzione ideale, lascia di fatto gli adoloscenti alla merce' della subcultura consumista. Come di fatto aveva intuito Pasolini.

    9. klauser
      20 marzo 2010 at 18:49

      Non intendevo “relativo” nel senso di “poco importante”, ma di “in relazione a qualcosa”.

      Per quello che dici alla fine del commento, bisognerebbe discutere su cosa si intende come direzione ideale, ma questa è un'altra storia.

    10. utente anonimo
      22 marzo 2010 at 15:51

      Io invece non accetto la relazione a qualcosa, al sentimento estemporaneo del momento. Per ritornare sul Muccino, cio' che trovo superficiale in lui e' il descrivere una generazione che e' oramai fotocopia delle generazioni passate (peraltro meglio descritte da altri intellettuali) senza dare spiegazioni del perche' i suoi personaggi si comportino in tal modo. Sembra lasciare tutto alla giustificazione che in quel momento si sentivano cosi'. Il contrario di quello che ci si aspetterebbe da un adulto: il carattere di perseguire fini piu' alti ed il sapersi spiegare il loro perche'. Il tradimento e' in primo luogo verso l'altro, il rompere un'esclusivita', ma ha anche un carattere negativo verso se stessi, per non essere riusciti a mantenerlo. 
      I giovani hanno il diritto di volare e non fare le aquile che starnazzano nell'aia come diceva un certo Guccini.

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