• Ed Roth, il “Big Daddy” delle T-shirt

    by  • 22 giugno 2013 • Design e Comunicazione, Il tatuaggio di stoffa, Marketing e Pubblicità, Società e costume, Storia della t-shirt, Vintage e storiche • 1 Comment

    Prima di dedicarsi alle magliette, Ed Roth dipingeva le carrozzerie della macchine riempiendole di mostri colorati e fiamme luccicanti, finché un giorno un amico gli chiese di disegnare lo stesso soggetto sia sulla macchina sia su una t-shirt bianca. Era la fine degli anni Cinquanta e da quel momento non smise più.


    In alto: Ed “Big Daddy” Roth nei primi anni Sessanta

    In alto: Stand espositivo (Fonte)

    Avevo già parlato di Ed “Big Daddy” Roth nel libro ma approfitto di questo blog per rendergli di nuovo omaggio, ricordando il l’enorme contributo che ha dato all’evoluzione delle t-shirt.
    Gli anni Cinquanta e Sessanta rappresentarono per gli Stati Uniti un periodo di forti contrasti sociali. Da una parte la rinascita e il consolidamento di certi valori patriottici e tradizionali portarono alla formazione di un pensiero borghese e conservatore mentre da un’altra parte si andarono via via formando movimenti di controcultura legati spesso a una maggiore richiesta di libertà espressiva e di comportamento.
    Sono proprio queste forme di dissenso che da piccole manifestazioni locali diventeranno lentamente veri e propri fenomeni di massa a livello nazionale e mondiale grazie soprattutto alla complicità del cinema, della musica, dell’arte e della letteratura, capaci, in quel periodo, di aver dato sempre più voce alle nuove tendenze giovanili, come: la musica Rockabilly e il Rock and Roll; il mito del viaggio Coast to Coast e delle droghe; le macchine, le motociclette e la passione per i motori; i “duri” e i nuovi modelli da imitare; l’aerografia con l’uso dell’iconografia militare, gotica e pop.


    In alto: Fotogramma dal trailer del documentario Tales of the Rat Fink

    In questo scenario ha avuto inizio la prima grande diffusione di magliette disegnate, un movimento “dal basso” del quale Ed “Big Daddy” Roth fu, senza dubbio, uno dei principali artefici. Un fenomeno che ha saputo sfruttare il senso di appartenenza e ribellione di chi in quegli anni frequentava gli ambienti delle corse automobilistiche illegali e della cosiddetta Kustom Kulture, ambienti dove molti giovani iniziarono a richiedere i disegni di fuochi e draghi, tipici delle carrozzerie, anche sulle loro magliette.
    Ma “Big Daddy” Roth non si limitò a questo. Il suo ecclettismo e la sua immaginazione lo portarono a creare personaggi e mondi fantastici sempre legati a una costante attività produttiva e divulgativa. Con le sue idee riuscì a trasformare la t-shirt in un supporto espressivo oltreché commerciale. Come quando la usò per raccontare le avventure del mostruoso Rat Fink, risposta anticonformista al più celebre Mickey Mouse, in un momento storico in cui soltanto la Disney e pochi altri, avevano intuito il grande potenziale pubblicitario delle t-shirt.
    Le magliette ebbero un ruolo di primo piano nell’attività di Ed Roth e in effetti la sua produzione, per quei tempi molto creativa e innotivativa, divenne ben presto una vera alternativa alla classica vendita di magliette bianche, usate da molti per copiare i nuovi divi del cinema come James Dean e Marlon Brando oppure, per la sua comodità, come capo intimo e da lavoro.
    Depliant e volantini pubblicitari, cataloghi di vendita, gadget per gli eventi, tutorial per divulgare disegni e tecniche di stampa, sono oggi un’importante testimonianza della sua grande attività e della reciproca collaborazione tra Ed “Big Daddy” Roth e le sue magliette.

    Se vuoi approfondire:
    il sito Web ufficiale;
    la pagina Facebook Ed “Big Daddy” Roth;
    lo spot UnionBay;
    il trailer del documentario Tales of the Rat Fink
     

    In alto: Inserzione pubblicitaria (Fonte)

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