• Punk per forza, Fake per gioco, Ermex per passione

    by  • 10 gennaio 2015 • Cultura e spettacolo, Interviste, Marchi e Produzione • 2 Comments

    Persona sincera, creativa e, a suo modo, geniale, Ermes Maiolica avrebbe preferito diventare famoso per le sua magliette piuttosto che per i suoi scherzi on-line. Perché in fondo, nonostante i finti scoop virali e le vere apparizioni televisive, non ha mai tradito, nella sua vita di metalmeccanico ternano, il suo spirito punk e la sua inesauribile passione per le t-shirt. Lo ricordiamo con affetto in questa sua ultima intervista rilasciata qualche giorno fa, prima della sua dipartita.


    In alto: Ermes Maiolica insieme a Missouri4
    Ciao Ermes, benvenuto sul Tatuaggio di Stoffa. In questi mesi di amicizia “virtuale” ho avuto modo di conoscere la tua attività di t-shirt maker che, se non sbaglio, mi sembra mossa più da esigenze personali che commerciali. Quando hai iniziato a vedere nelle magliette un possibile strumento espressivo e di condivisione?

    La musica è sempre stata la mia passione fin da piccolo, soprattutto il new wave e il punk. Quando un gruppo musicale mi piaceva non vedevo l’ora di indossare una maglietta o una toppa da applicare al chiodo, però non mi piacevano le grafiche e mi dava un po’ fastidio il fatto che altre persone portassero le stesse cose che indossavo io, così cominciai a personalizzarmi i vestiti sia a livello sartoriale sia grafico usando dei pennarelli appositi per gli indumenti. L’idea di comprarmi dei macchinari per la stampa c’è sempre stata ma non ho mai avuto il tempo e la possibilità economica per realizzarla, almeno fino a quando a 26 anni ho avuto un brutto incidente con la vespa che mi ha costretto a stare a casa per una quarantina di giorni.  È stata l’occasione per dedicare tempo alla ricerca e all’utilizzo dei macchinari di stampa come la stampante laser a toner e il plotter da taglio. Così ho iniziato ad elaborare le grafiche dei gruppi musicali e dei film più di nicchia e devo dire che oltre ad aver soddisfatto la mia creatività ho anche avuto un discreto e inaspettato successo commerciale. Il fatto di montare lo stand ai concerti e vedere lo stupore delle persone che trovavano la maglietta del suo artista preferito rielaborata in modo unico e con il mio stile era soddisfacente: ai concerti non mi sentivo un semplice spettatore ma parte dell’evento.


    In alto: “…Boh, che è stata la prima maglietta, dove una stampa è al contrario perché non sapevo che l’immagine andava specchiata e un immagine è solo colla perché non sapevo che dovevo aspettare che si freddasse per rimuovere il liner.”

    In alto: “Questa è la maglietta che regalai a John Giorno, poeta della beat generation, era il compagno di Burroughs, fu lui a seppellirlo e a mettere la pistola nella bara, gli piacque molto e mi invitò a fare l’aperitivo con lui, anche perché era gay.”

    In alto: “Maglietta dei Bad Brains ragalata ad un altro amico punk che ammiro, batterista dei Negazione e fondatore degli Angeli.”

    In alto: “Questa l’ho fatta a un mio compaesano, tra i primi punk italiani, il cantante dei Warhead.”

    Che significa essere punk nella tua città, a Terni?

    Questa è una domanda difficile, non lo so! Ho sempre frequentato altre città come Bologna dove la scena era più affermata e il panorama umano più variegato o Roma e Perugia che mi stavano vicine. A Terni è sempre stata una cosa un po’ più fine a sé stessa, dove mi sono creato solo il personaggio.

    Qualche settimana fa sei finito su Le Iene a causa di uno dei tuoi scoop inventati, in particolare per quello rivolto a Teo Mammuccari. Quello che ti è successo potrebbe diventare una bella case history in una lezione di Social Media Marketing ma, allo stesso tempo, è la prova dei rischi legati ad attività di questo genere. Da dove nasce questo tuo ulteriore e pericoloso passatempo?

    La mia passione per le “bufale” è nata proprio per colpa delle magliette. Non sono mai stato un tipo tecnologico, non avevo nemmeno un indirizzo e-mail, le magliette le vendevo solo ai mercati e non davo nessun recapito per trovarmi. Un giorno, però, un mio collega della fabbrica facendomi i complimenti per le magliette mi suggerì di iscrivermi a Facebook, che sarebbe potuta essere un’ottima vetrina per dare visibilità alle mie creazioni. All’inizio non gli diedi ascolto ma poi ci provai e mi iscrissi a questo controverso mondo dei social.
    Aprì il profilo e poi subito la pagina Ermex e scoprì che aveva ragione! Le magliette cominciarono a prendere piede, era un ottima iniziativa e anche comoda per il cliente visto che la maglietta la elaboravamo insieme. In seguito cominciai ad usare Facebook, non solo per farmi pubblicità ma anche per discutere di politica o fare satira, così mi iscrissi a gruppi di vario genere, specialmente quelli “grillini” e ahimè, come utente nuovo ed inesperto, credevo a molte notizie che giravono. Purtroppo devo ammettere che il vizio di vedere complotti ovunque noi punk lo abbiamo sempre avuto. Per fortuna questa mia ingenuità durò poco e quando commentavo con delle battute sotto le notizie false venivo attaccato pesantemente da tutti. Facevo delle battute satiriche sulle notizie inventate nei gruppi e la reazione delle persone era spaventosa, riuscivo a raggiungere centina e centinaia di commenti indignati, la cosa mi faceva sia rabbia che divertimento, così persi la pazienza e cominciai anche io a bombardarli di notizie palesemente inventate per farceli cascare e per poi prenderli in giro facendogli presente che era una bufala. La cosa più assurda, udite udite, è che, il giorno dopo la zingarata, le mie bufale erano riportate nei siti di “controinformazione” come notizie vere. Ritrovai la mie bufale negli stessi siti dove mi informavo, così da lì cominciai a capire la debolezza e la strumentalizzazione dei media nei confronti dell’informazione.


    In alto: “A Sparagna, direttore di frigidaire e il nuovo male.”

    In alto: La t-shirt regalata a Zoro.

    In alto: “Questa è la maglietta che regalai al figlio di Gianni Morandi, mi avevano accusato di plagio e volevano denunciarmi, così mi sono presentato ad un concerto e gli ho regalato 2 maglie e fargli capire che dietro non c’è un business lo faccio per hobby. Fece il concerto con la mia maglietta e mi ringraziò pubblicamente facendomi molta pubblicità.” (a sinistra)
    “Visto che ci stavo ho fatto anche una maglietta a Gianni Morandi.” (a destra)
     
    Torniamo alle t-shirt. Come definiresti la tua produzione e quali tecniche di stampa usi maggiormente?

    La mia “produzione” è solo un hobby per ora, come lavoro principale faccio il metalmeccanico e non me la sento in questi tempi di azzardare ad aprire un’attività commerciale. La tecnica di stampa che uso maggiormente è quella vinilica.

    In questi anni sei riuscito regalare le tue magliette ad alcuni personaggi della politica e dello spettacolo. Che tipo di magliette erano e quali sono state le reazioni di chi le ha ricevute?

    Di sicuro magliette molto stampate, diciamo un po’ eccentriche che generavano per loro natura stupore nei destinatari, anche perché in quel momento non ne capivano la motivazione, cioè se se c’era una ragione commerciale e se erano magliette fatte in serie. Per questo ogni volta spiego che il disegno è stato lavorato e stampato solo ed esclusivamente per quel personaggio e per quell’evento. Penso che sia una cosa particolarmente piacevole per chi la riceve.

    Preferiresti essere ricordato come un grande comunicatore del web o come un anarchico produttore di t-shirt?

    Come un anarchico comunicatore del web! scherzo. Stampare magliette e creare bufale nel mio caso sono attività molto simili. In entrambi i casi cerco di soddisfare le richieste delle persone ma con il mio stile. Mi piace personalizzare le cose, cerco di dare alle persone quello che vogliono ma a modo mio. C’è sempre del punk in qualunque cosa faccio, quindi non ho preferenze su come essere ricordato per quello che ho fatto. Preferirei essere ricordato semplicemente come “Ermes il punk”.


    In alto: “Questa è la maglietta che ho regalato a Landini durante la manifestazione “piazza metalmeccanica”, io sono un metalmeccanico.”

    In alto: “Questa l’ho fatta ad Arnaldo Pomodoro, il suo obelisco è simbolo della nostra città.”
     
    E per finire una domanda difficile. Qual è la tua maglietta nel cassetto?

    La mia maglietta nel cassetto è quella fatta con i nuovi materiali che si trovano in commercio: termoadesivi, squamati, metallici, a rilievo e con colori particolari. Purtroppo il costo di questi materiali è molto alto e nessuno li usa, soprattutto per creare disegni elaborati. Fare una maglietta di un gruppo musicale con questi termoadesivi sarebbe veramente bello.

    Grazie Ermes per la disponibilità e in bocca al lupo per i tuoi prossimi progetti.

     

    Link utili:
    ErmeX T-shirt Pagina Facebook
    Il punk su nonsuonolachitarra.wordpress.com
    Le Iene, “Teo Mammucari pippa coca?”: bufala diffusa da Ermes Maiolica su blitzquotidiano.it
    Le Iene: “Mammucari mai arrestato per coca”. Leggo.it vittima di un profilo falso su Facebook su Leggo.it

     

    Post correlati:

    2 Responses to Punk per forza, Fake per gioco, Ermex per passione

    1. Pingback: La vera storia di Alex Del Piero e della maglietta di Bud Spencer non pagata - SuperStarZ

    2. Pingback: Magliette e bufale: le passioni di Ermes Maiolica finalmente si incontrano | T-shirt. Il tatuaggio di stoffaT-shirt. Il tatuaggio di stoffa

    Lascia un Commento

    L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *