• Alternativi e colorati in versione SweetB

    by  • 1 febbraio 2015 • Interviste, Marchi e Produzione, Provocazione e Protesta • 1 Comment

    Nascono Antisocial e non si sono più fermati da quando, qualche anno fa, sono diventati ufficialmente SweetB. Nascono con la voglia di indossare e condividere le contraddizioni del modo di vivere di oggi. Disegni, colori e poche parole per trasformare la maglietta in un tentativo di sveglia collettiva. Parola di Barbara Gentiluomo


    Ciao Barbara, benvenuta sul Tatuaggio di Stoffa. Iniziamo dal logo e dal nome: un teschio con un bottone al posto dell’occhio, uno sfondo rosa e infine un nome dichiaratamente dolce. Cosa unisce questi elementi e quanto raccontano di voi e del vostro brand?

    L’idea di entrare a far parte del mondo delle t-shirt, io e il mio “compagno in armi” (ma anche nella vita) ce l’avevamo da tanto e anche se avevamo le idee ben chiare su che tipo di messaggio veicolare, ci occorreva un simbolo che ci rappresentasse e che non fosse il solito logo. In quel periodo scrissi un racconto di fantasia che parlava di un personaggio ribelle, un vero e proprio outsider, che ne passava di tutti i colori in un sorta di epico viaggio iniziatico alla ricerca di sé stesso. Al personaggio non volli dare un vero nome perché ero convinta che la sua storia potesse calzare a chiunque: chi non compie almeno una volta nella vita un viaggio, reale o figurato, alla ricerca di sé?
    Decisi quindi di scegliere la seconda lettera dell’alfabeto puntata, che è anche l’iniziale del mio nome. Nel racconto a B. ne succedono di cotte e di crude, come si conviene ad un vero eroe epico e come ad ogni eroe che si rispetti, ad un certo punto della storia a B. viene chiesto di sacrificare qualcosa per poter proseguire oltre. Alla fine B. è pronto a passare oltre e a sacrificarsi, così cede al Tormento (l’eterno antagonista della storia e di B.) il suo occhio. Quello che sembra apparentemente un sacrificio, si rivela la vera svolta: B. privato della vista da un occhio riesce finalmente a vedere: un po’ come la famosissima frase del film di Giuseppe Tornatore Nuovo Cinema Paradiso che dice “Ora che ho perso la vista ci vedo di più!”. Nel momento in cui B “vede” oltre le cose, cogliendone l’essenza, acquisisce consapevolezza di sé ed il suo viaggio termina.
    B. in pratica è morto per poter rinascere, perciò è stato raffigurato come un teschio ed al posto dell’occhio, che ha perso, abbiamo aggiunto un bottone, che fa pensare al tessile ma in qualche modo anche all’hand-made. L’aggiunta del rosa che gli cola dietro e della parola “Sweet” è un po’ come quando prepari la salsa di pomodoro: un po’ di zucchero lo devi aggiungere, altrimenti è troppo aspra!
    Il personaggio, in quanto vero e proprio outsider, ci rappresentava alla perfezione e così lo abbiamo “assunto” come testimonial del brand: anche noi come lui siamo alla costante ricerca di qualcosa, ma soprattutto sappiamo cosa NON vogliamo, ovvero l’ipocrisia del potere, la violenza della comunicazione massmediatica, il denaro ad amministrare le nostre vite, la tecnologia a spiarci, la distruzione del nostro pianeta. B è assunto a tempo indeterminato! (siamo in controtendenza anche in questo!)

    In poche parole come racconteresti a chi non vi conosce il mondo di SweetB?

    Se fossimo nati nel periodo della Santa Inquisizione ci avrebbero chiamati eretici e ci avrebbero messo quasi certamente al rogo. In questi tempi di libertà di espressione (solo apparente, badate bene) ci chiamano solo creativi e a noi sta bene così. Quello che però non ci è mai andato a genio è la tendenza di questi tempi ad omologare gli individui, perché crediamo che ognuno sia diverso ed abbia qualcosa da dare. Ma la cosa più dura da digerire è l’egemonia del denaro ed il modo in cui ogni cosa della vita sia ridotta ad una questione economica. In questo modo la poesia della vita, il mistero che racchiude è completamente gettato alle ortiche, così come lo sono il senso critico e di discernimento delle persone, che se non si rimbambiscono con la tv, internet e cosi via, lo fanno con la testa ficcata nello smartphone, al quale lasciano amministrare la propria esistenza.
    Facciamo parte di una generazione di mezzo, tra quella che ha guidato le lotte degli anni 60 e 70 e la moderna generazione già inglobata nella tecnologia. Noi crediamo nel risveglio delle idee e della creatività come unica arma di rivoluzione, crediamo nella consapevolezza per salvare noi stessi dall’involuzione, ma anche il pianeta in cui viviamo. Il mondo SweetB racchiude tutto questo, fa delle idee il suo motore e si fa portatore di un messaggio di ribellione, sì, ma fondamentalmente di valori positivi, che creino una volta tanto, invece che distruggere.

    C’è una maglietta tra quelle che avete realizzato alla quale sei particolarmente legata?

    Ovviamente in ogni maglietta c’è un po’ della mia storia, rievoca qualcosa che mi è capitato o a cui ho assistito. JoborJail, ad esempio, è stata  concepita in seguito a un ingiusto licenziamento che ho subito anni fa; CreativityisDead, invece, vero e proprio necrologio delle idee, racconta della nostra voglia di esprimerci attraverso la creatività e di come la società cerchi invece di reprimere tutto questo (da qui l’idea del necrologio ed i colori scelti per la maglia). Se dovessi dirne una su tutte sceglierei DemocraZy, perché è quella che più delle altre esprime la mia visione della democrazia del mondo moderno, basato essenzialmente sul denaro e sulla violenza (fisica, come raffigurato dalla pistola, ma anche e soprattutto psicologica).

    Come hai sottolineato, le magliette SweetB lanciano messaggi irriverenti che riguardano la società attuale e allo stesso tempo sono anche ben fatte dal punto di vista estetico. Tra contenuto e aspetto, quale di questi due elementi secondo te è più ricercato da chi acquista le vostre t-shirt?

    Quando decidi di realizzare delle magliette e di farne il tuo business, cominci a farti tremila seghe mentali sui lavaggi, la resa del colore, la comodità del materiale, il peso, la morbidezza. In tal modo diventi espertissimo di materiali, cotoni ecc. e poi cominci a chiederti quanto frega alla gente di questa roba, nel momento in cui entra in un negozio e vede la t-shirt per la prima volta. Credo che siamo tutti concordi nel rispondere che nessuno si fa queste domande, quando va in giro a comprare una maglietta. Ma c’era un problema che ci ponevamo più di qualunque altro: SweetB è il veicolo di un messaggio e deve quantomeno durare. Oltretutto spendiamo la nostra vita a sbraitare contro lo stile di vita di oggi, basato su cose finte, infime, del valore enorme che viene dato alle cose sbagliate: come potevamo produrre delle magliette di cotone FINTO con la stampa che veniva via al primo giro in lavatrice? Perciò le t-shirt SweetB sono tutte cotone al 100% (era il minimo) e possono essere trattate nel peggiore dei modi. Sopravvivranno a tutto.

    Antisocial, se non sbaglio, è stata la vostra prima maglietta. Considerando anche le precedenti risposte, quanto c’è di così trasgressivo e provocatorio nelle vostre t-shirt?

    SweetB fa della provocazione la sua bandiera. È proprio dall’avversione che proviamo per le regole della vita moderna, che abbiamo preso spunto per realizzare un prodotto che veicolasse il senso di frustrazione generale, la voglia di cambiare.
    In un mondo ideale, dove non serve essere un mega brand a livello planetario, sponsorizzato da veline e calciatori, per esser preso in considerazione, SweetB avrebbe tutte le carte in regola per farsi portavoce di una rivoluzione. Un nuovo modo di concepire la realtà, al di là delle finzioni, delle illusioni e dei tranelli del potere; un mondo dove non devi per forza rincoglionirti con la tecnologia per sentirti figo (ecco l’idea che sta dietro ad Antisocial).

    Quali tecniche di stampa e di produzione avete scelto per le vostre t-shirt?

    Per riallacciarci al discorso della qualità del prodotto abbiamo escluso fin da subito la stampa termosaldata, per motivi di resa nel tempo. Prediligiamo la serigrafia, ben più duratura e la stampa digitale che ci permette di realizzare soggetti grafici che con la serigrafia non renderebbero allo stesso modo.

    E per finire una domanda difficile. Qual è la tua maglietta nel cassetto?

    Posso ben dire che il mio cassetto è zeppo di magliette in attesa di prendere vita, o non avrei scelto questa attività. Ovviamente questi  cassetti sono gelosamente custoditi nel più totale riserbo, ma posso dirti che sto pensando di  realizzare un prodotto che sappia coniugare le nuove tecnologie, in continua evoluzione, con l’eco sostenibilità, tema molto caro a SweetB.

    Grazie Barbara per la disponibilità e in bocca al lupo per le prossime t-shirt.

    Link utili:
    SweetB Sito, pagina Facebook e profilo Twitter

     

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