• Il “Roscio” tra pop e “Acqua e sapone”

    by  • 13 luglio 2015 • Arte, Cultura e spettacolo, Il tatuaggio di stoffa, Moda, Società e costume, Storia della t-shirt, Vintage e storiche • 1 Comment

    Che un film di Carlo Verdone faccia divertire è abbastanza normale, ma che lo stesso film sia da stimolo a una breve ma intensa ricerca sulla moda degli ultimi trent’anni, forse un po’ meno. Benvenuti allora in uno dei miei post più allucinanti di sempre, che vi consiglio fortemente per volare leggeri sulla mescolanza di mode e discipline sparse qua e là nella notte dei tempi.


    In alto: Un fotogramma dal film “Acqua e Sapone”

    Le scene sono sempre le stesse, le battute anche e le rivedo, le riascolto per l’ennesima volta senza stancarmi mai. Sarà che questi film me li porto dentro un po’ come il primo amore o come il secondo scudetto della Roma, che stanno lì anche se non ci pensi.
    Poi però qualcosa di nuovo accade e mi accorgo solo oggi di queste magliette, dei loro colori e dello stile retrò, vintage, sì appunto un po’ anni Ottanta.
    In effetti era il 1983 quando Acqua e Sapone uscì nella sale italiane e proprio in quello stesso anno la Roma vinse il suo secondo scudetto.
    A rivederle oggi quelle magliette potrebbero sembrare scarne o magari un po’ kitsch ma in realtà raccontano di un periodo in cui i colori riempirono il mondo della moda e gli accostamenti cromatici divennero sempre più forti e coraggiosi.



    In alto: Due fotogrammi dal film “Acqua e Sapone”

    Quasi un trentennio, di colori accesi e forme dinamiche, iniziato negli anni Settanta e arrivato di corsa fino ai Novanta. Un percorso iniziato con sperimentazioni e autoproduzioni e poi formalizzato nella moda, nell’arte e nella comunicazione di massa anche grazie all’avvento dei primi computer Apple, del Web e della grafica digitale.
    Così queste magliette semplici e dall’aspetto trasandato, indossate da Fabrizio Bracconieri, nel film è il timido Enzo detto “Roscio”, mi fanno venire in mente i nomi di quella seconda cultura “pop”, a circa vent’anni dalla prima, dove il quotidiano entrò con forza nell’universo “riconosciuto” della moda e dell’arte di quegli anni.


    In alto: Un fotogramma dal film “Acqua e Sapone”

    Penso a Elio Fiorucci, che nel 1981 produsse una storica collezione di t-shirt con i disegni di Walt Disney e nel 1984 ispirò la mostra T-show alla galleria d’arte Marconi di Milano, la prima dedicata alle t-shirt. Penso anche a Keith Haring, che con le sue magliette, i suoi disegni liberi e i suoi colori accesi mise l’arte di strada alla portata di tutti e che, non a caso, nel 1984 fu chiamato proprio da Fiorucci a colorare le pareti del suo negozio di Milano. Penso infine a Neville Brody, che fece degli anni Ottanta e Novanta uno dei più importanti momenti di svolta della progettazione grafica e della comunicazione visiva.
    Penserei anche ad altri fenomeni, da quello delle fanzine punk autoprodotte negli anni Settanta a quello de I Simpson e, ancora, dallo stile colorato e “techno” della grafica californiana degli anni Novanta fino all’estetica del movimento hip-hop degli anno Settanta e Ottanta, ma forse adesso sto davvero esagerando.

    Tutto questo per un film di Caro Verdone?
    Sì lo so, certi accostamenti potrebbero sembrare dei voli pindarici ma alla fine sono cose che ho vissuto e che stanno lì anche se non ci pensi, fino a quando all’improvviso non decidono di farsi sentire.
    Meno male che poi ci sono i video, così tanto per tornare dove tutto ha avuto inizio.

     

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