• Magliette d’autore e disegni da indossare

    by  • 18 ottobre 2016 • Design e Comunicazione, Interviste, Marchi e Produzione • 2 Comments

    T-shirt.it nasce dalla sinergia tra l’agenzia Graffiti e l’associazione Illustri, due realtà operanti quotidianamente nel settore del design, dell’illustrazione e della comunicazione. Luca Cattoi, Lorenzo Cattoni e Francesco Della Torre di Graffiti con Ale Giorgini e Francesco Poroli, illustratori e tra i fondatori di Illustri, ci raccontano la loro iniziativa.


    Ciao ragazzi, benvenuti sul Tatuaggio di Stoffa. So che T-shirt.it è il frutto di un lungo lavoro progettuale e collettivo. Per questo motivo mi piacerebbe che questa intervista diventasse un’occasione per raccontare idee, pensieri e considerazioni che vi hanno accompagnato in questa avventura. Questa volta le domande saranno nove anziché sette, quindi iniziamo subito con la prima. Cos’è per voi T-shirt.it?

    Graffiti – Come abbiamo cercato di raccontare sulle pagine del sito t-shirt.it, questo progetto è il compendio di tutto quello che più ci piace nel nostro lavoro, ma anche nella vita: ci sono la passione per l’arte e l’amore per il design, c’è il nostro talento nella comunicazione e un’esperienza ormai ventennale sul web. La nostra agenzia Graffiti è nata nel 1996 quando Internet, in Italia, era ancora una scommessa.
    Oggi che gli e-commerce sono diventati canali d’acquisto ormai quotidiani, volevamo che t-shirt.it non fosse un semplice negozio online ma un’esperienza: chi acquista una maglietta si porta a casa anche un pezzo della storia dell’artista che l’ha disegnata.
    È così che l’arte esce dai musei per entrare nella vita quotidiana delle persone attraverso il capo d’abbigliamento più popolare che ci sia.

    Ale Giorgini – L’incontro fra diversi linguaggi creativi: il risultato è nuovo modo di concepire la t-shirt.

    Francesco Poroli – T-shirt.it per me è l’emozione di vedere le mie immagini diventare messaggi che le persone scelgono di portare in giro con loro e mostrare agli altri.


    In alto: Ale Giorgini, “Vrooom”
     
    Prima e dopo l’esperienza T-shirt.it: due aggettivi (e perché) per descrivere una maglietta.

    G. – Già prima di T-shirt.it abbiamo sempre considerato la maglietta come una delle forme d’espressione più accessibili con cui ognuno può manifestare il proprio stile. 
Ma nel caso delle magliette vendute su t-shirt.it c’è qualcosa in più: c’è l’autorialità di un artista, la sua storia, il suo percorso professionale e personale. Insomma, c’è il tratto unico nel quale l’utente può riconoscersi e del quale può innamorarsi: basta un clic sul carrello.

    A.G. – Ho accettato di collaborare con Graffiti al progetto di T-shirt.it proprio perché sono sempre stato innamorato delle magliette. Non c’è un prima e un dopo in termini di affezione o percezione dell’oggetto t-shirt. Nessun altro capo di abbigliamento che abitualmente indossiamo viene utilizzato per comunicare come succede con le magliette. É diventato quasi un modo di dire: quando vediamo o leggiamo qualcosa che ci rappresenta, una delle prime frasi che si dicono è “voglio la maglietta” perché sentiamo immediatamente il bisogno di mostrare al mondo chi siamo. A volte lo facciamo tenendo un cartello in mano, sventolando una bandiera. Altre volte lo facciamo semplicemente indossando una maglietta. Ah, i due aggettivi? Democratica e trasversale.

    F.P. – I primi due che mi vengono? Quotidiana – che sostanzialmente non altro che magliette nel cassetto – e personale – che se scelgo di portarla significa che in qualche modo mi rappresenta.


    In alto: Francesco Poroli, “Basta poco”

    Quali rischi e quali opportunità ci sono in questo momento, dal punto di vista imprenditoriale, nel sovraffollato mercato delle t-shirt?

    G. – Il rischio principale, naturalmente, è quello di non riuscire a emergere nel mare sconfinato di proposte a disposizione di chi naviga online. Senza il coraggio di andare controcorrente si viene travolti dalle migliaia di attività commerciali che affollano il web, finendo con l’alimentare quel rumore di fondo indistinto che prelude all’irrilevanza: zero distinzione fa rima con zero personalità; e, di conseguenza, con zero visibilità. Ed è lo scenario peggiore. 
È per questo che ci siamo preoccupati innanzitutto che il progetto T-shirt.it avesse un cuore e una propria identità ben spiccata. 
Quest’ultimo punto ci dà l’aggancio per rispondere alla seconda parte della domanda, quella sulle opportunità del mercato delle magliette: con T-shirt.it abbiamo deciso di andare in controtendenza rispetto al trend di moltissimi e-commerce di oggi, dove ognuno può crearsi la propria maglietta. No, su t-shirt.it ci sono standard elevatissimi che premiano i migliori talenti italiani in riposta a un mercato globale che ama follemente il made in Italy. 
Ecco, secondo noi è questa l’opportunità maggiore per il mercato delle t-shirt: l’avere a disposizione milioni di persone che in tutto il mondo riconoscono il valore dello stile italiano nella moda, nell’arte e – ovviamente – anche nell’illustrazione.


    In alto: Simone Massoni, “Patricha con l’H” 
     
    Lo scorso 2 luglio avete festeggiato i vent’anni di Graffiti e nella stessa occasione c’è stata anche la presentazione ufficiale di T-shirt.it. Come sono cambiate le magliette e il loro utilizzo come supporto e/o strumento di comunicazione in questi ultimi vent’anni?

    G. – La storia della maglietta è molto interessante, e forse unica nel panorama dei capi d’abbigliamento degli ultimi decenni: nasce come semplice indumento ed evolve diventando un veicolo della propaganda pacifista; viene consacrata dal cinema degli anni 60 e dalle band musicali degli anni 80, per poi entrare da protagonista nella moda e nella pubblicità degli anni 90. Da quel momento, gli ultimi vent’anni non hanno registrato cambiamenti significativi, se non l’affermazione della maglietta quale indumento sempre più trasversale, che è possibile indossare praticamente in qualunque contesto, anche il più formale.

    Crediamo invece che meriti un accenno il fenomeno – attualissimo – delle startup. 
Facciamo una premessa: lavorando per un periodo nella Silicon Valley abbiamo avuto l’occasione di condividere gli spazi di co-working con persone che stanno letteralmente inventando il futuro. Lì, e mi riferisco ad aziende come Apple, Google e Facebook, la t-shirt è motivo d’orgoglio e simbolo di appartenenza: la maglietta della Apple la puoi acquistare solo a Infinite Loop, e lo stesso vale per la t-shirt Facebook, che è in vendita solo in un piccolo store all’interno della sede centrale. E il motivo è semplice: le magliette dell’azienda vengono indossate solo dai dipendenti, fieri di sentirsi parte di quella stessa storia. 
Ecco, tutta questa digressione per dire che lo stesso sta accadendo anche nel mondo delle startup: appena nate, quando ancora stanno cercando un loro posto nel mondo, i loro founder disegnano la t-shirt col logo, l’immagine e lo slogan che ne riassume lo spirito. Non è poi così diverso dalle divise delle squadre di calcio, dove le magliette sono veri e propri vessilli attorno ai quali stringersi e riconoscersi.


    In alto: Luca Barcellona, “Blackletter Alphabet” 
     
    Considerando le diverse tipologie di stampa, i numerosi tessuti e gli inchiostri disponibili, le problematiche relative al confezionamento e alla distribuzione, come si realizza oggi un prodotto di qualità?

    G. – Mettendo a frutto la propria esperienza e curando anche il più piccolo dettaglio.
    L’essere un’agenzia di comunicazione che opera non solo online, ma anche offline, ci ha permesso di anticipare tutte quelle problematiche legate a processi delicati come la serigrafia. 
Un altro ingrediente per realizzare un prodotto di alto livello è avere la possibilità di gestire in autonomia l’intera lavorazione o, quantomeno, la maggior parte dei processi. È per questo che in Graffiti abbiamo creato G2Commerce, una società che si occupa specificamente della gestione degli e-commerce: dalla piattaforma alla logistica, fino al customer care.


    In alto: Riccardo Guasco, “L’ultimo colore spenga la luce” 
     
    Come illustratori, le magliette sono state per voi un semplice spazio su cui stampare i vostri disegni o, al contrario, hanno avuto un ruolo attivo nel suggerirvi o nell’ispirarvi un’immagine in particolare?

    A.G. – Il lavoro dell’illustratore è anche quello di pensare dove l’immagine che sta disegnando verrà collocata: il tipo di carta, l’orientamento della pagina, la dimensione del poster, la collocazione fisica nello spazio di una campagna pubblicitaria sono solo alcune delle considerazioni che si devono fare prima anche solo di pensare di tracciare un segno sul foglio di carta. E quindi anche nel caso delle magliette, sono stati fatti dei ragionamenti su che tipo di immagine avremmo voluto facesse parte della nostra prima collezione. Alcuni degli artwork non sono infatti propriamente distintivi del lavoro di alcuni degli illustratori coinvolti: questo proprio perché volevamo che fosse una collezione di illustrazioni armoniche con il supporto sulle quali sono state stampate.

    F.P. – In realtà le mie immagini che sono entrate nella collezione di T-shirt.it erano state progettate per finire altrove (poster, riviste e cose così). La mia selezione iniziale comprendeva altri artwork che poi Ale – nel suo ruolo di direttore artistico di T-Shirt.it (a proposito, “è un bel direttore”, cit.) – ha deciso di non utilizzare. E guardando il risultato devo ammettere che, anche questa volta, aveva ragione lui.


    In alto: Mauro Gatti, “Say cheese” 
     
    La stampa e la diffusione di illustrazioni d’autore su maglietta possono, secondo voi, rafforzare il livello di conoscenza della vostra professione e, allo stesso tempo, l’attività divulgativa di Illustri?

    A.G. – Sicuramente. Quella dell’illustratore è una professione che deve scrollarsi di dosso un po’ di polvere: nell’immaginario collettivo è radicata come una professione legata a specifici ambiti editoriali. Ma invece oggi più che mai, l’illustrazione è un linguaggio che riesce ad adattarsi a una grande varietà di ambiti e supporti. La moda in senso più ampio, ne è un esempio.

    F.P. – Qualsiasi mezzo può favorire la conoscenza di quello che facciamo. E il bello del linguaggio che utilizziamo è che si presta sostanzialmente a finire dappertutto, su qualunque supporto, dal digitale, alla carta, agli oggetti fino – evidentemente – alle t-shirt.


    In alto: Gloria Pizzilli, “Illville hotel” 
     
    State già pensando a una nuova serie di magliette e/o alla selezione di altri illustratori?

    G. – Sì, quella attualmente online è la prima linea che resterà in vendita come collezione permanente; ma a breve coinvolgeremo gli illustratori di Illustri per realizzare una serie di t-shirt in edizione limitata, con disegni originali su temi scelti da noi o suggeriti dagli utenti. Solo un centinaio di esemplari e poi butteremo i telai.

    A.G. – Non possiamo lasciarci andare a troppe anticipazioni, altrimenti rovineremmo la sorpresa. Anzi, LE sorprese.

    F.P. – Qui tocca che a rispondere siano gli altri due. Io, da cliente affezionato di T-shirt.it, non posso che sperare che ce ne siano molte altre in futuro.


    In alto: Matteo Berton, “La bara Coca Cola” 
     
    E per finire la solita domanda difficile. Qual è la vostra maglietta nel cassetto?

    G. – La nostra maglietta nel cassetto è quella capace di esprimere il pensiero creativo di Graffiti, il nostro essere “fuori di pixel”, come amiamo definirci.
    A questo proposito, proprio in occasione dell’evento di presentazione di T-shirt.it, Riccardo Guasco ci ha regalato una live-performance illustrando una parete della nostra sede: si tratta della reinterpretazione colorata del film Tempi Moderni, con un Charlie Chaplin che al posto degli ingranaggi sta armeggiando coi pixel. Ecco, questa potrebbe essere l’illustrazione della nostra maglietta nel cassetto.

    A.G. – Grazie a T-Shirt.it ne ho tirate fuori un bel po’ quest’anno da quel cassetto. Quello che probabilmente mi piacerebbe fare ora, sarebbe di poter lavorare anche alla parte di creazione della maglietta stessa: taglio, tessuto, finiture in modo da poter avere un pezzo finito che fosse completamente frutto della stessa visione creativa.

    F.P. – Me la gioco facile, facendo il verso a Hikmet: quella che non ho ancora disegnato. Quella è la più bella, ed è ancora nel cassetto.


    In alto: Van Orton, “Wish you were here” 
     
    Grazie per la disponibilità e in bocca al lupo per le prossime illustrazioni e le prossime magliette.

     

    Link utili:

    T-shirt.it: Sito, Facebook, Twitter
    Illustri: Sito, Facebook, Twitter, Instagram, Flickr
    Graffiti: Sito, Illustee


    In alto: Philip Giordano, “It’s never too late”
     

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