• T-shirt World…

    by  • 13 Marzo 2009 • Il tatuaggio di stoffa • 16 Comments

    Che mondo è quello delle magliette? Perché le usiamo ancora per i nostri disegni o per frasi ad effetto? Perché le vendiamo e perché ce ne sono così tante da comprare?
    Ma non staremo esagerando con tutte queste t-shirt?

    È già da un po’ di tempo ormai che la passione per le t-shirt, seppur senza troppi eccessi, è entrata nella mia vita. Ho iniziato nel 1994 a disegnarle e a regalarle ai compleanni perché mi sembrava un modo simpatico e originale di fare un regalo.
    Subito dopo ho cominciato a venderle ad amici e parenti i quali, un po’ per solidarietà e un po’ per sincero interesse, hanno cominciato a comprarle.
    Un’estate ho preso i miei strumenti e li ho portati con me, riuscendo a coprire le spese del viaggio con qualche maglietta realizzata e venduta all’istante.
    Un paio d’anni più tardi è arrivata l’idea del “tatuaggio di stoffa” e della tesi teorica allo IED di Roma , versione embrionale del libro arrivato dieci anni dopo.

    Ringrazio Silvia con il suo paradiso di nuvole e Sted con la sua idea di R35P3C7, per avermi contattato in questi giorni e per avermi dato l’opportunità di conoscere le loro t-shirt. È stato interessante conoscere le loro esperienze e il loro legame con questo prodotto.
    In effetti era da qualche mese che mi chiedevo cosa ci potesse essere dietro l’interesse per questo capo d’abbigliamento e da cosa nascesse, ancora oggi dopo tanti anni, la voglia di esprimersi attraverso questo “pezzo” di cotone.
    Alcune risposte credo di averle già date nel libro, ma secondo me c’è altro; quello che è successo in rete con la nascita del web 2.0 sta accadendo (o si sta definitivamente imponendo) anche nel mondo delle t-shirt. È aumentata l’offerta, il mercato si è ampliato e così anche il confronto e lo scambio di idee, grazie a mezzi, oggi più evoluti, che hanno permesso una maggiore possibilità di autoprodursi, di esprimersi e infine di proporsi.
    Allo stesso modo mi chiedo, però, quanta reale passione ci sia dietro tanta offerta, creativa ma anche commerciale, espressiva ma anche strategica e quanto l’aiuto della tecnologia, tanto nella produzione quanto nella distribuzione, abbia in realtà indebolito il rapporto diretto con l’oggetto in sé.
    Questo è il mio dubbio amletico! 🙂

     

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