• La lunga corsa per la parità

    by  • 8 Marzo 2019 • Provocazione e Protesta, Società e costume, Solidarietà e sensibilizzazione, Sport • 0 Comments

    Fino a pochi decenni fa alle donne non era permesso partecipare alle maratone. Tante atlete hanno provato a combattere questo divieto e alla fine ci sono riuscite. Nike mette una di loro nel suo ultimo spot e la sua maglietta non poteva passare inosservata.


    In alto: Frame dal video “Quand courir était interdit aux femmes” (Fonte: letemps.ch)

    Sembra assurdo ma è così. Fino ai primi anni Settanta se eri una donna non potevi partecipare, in forma ufficiale, a una maratona. Gli organizzatori dicevano che un tragitto di 42 km erano eccessivi per il fisico delle donne, la scienza medica sosteneva che una tale attività poteva comprometterne l’apparato riproduttivo, sta di fatto che le ombre dell’oscurantismo, in certi ambiti, non erano ancora passate.


    In alto: Frame dal video originale della maratona (Fonte: notrehistoire.ch)

    Dopo i primi, non facili, tentativi di Julia Chase-Brand nel 1960, e di Roberta “Bobby” Gibb nel 1966, arriva il caso, forse più noto, di Kathrine Switzer alla maratona di Boston del 1967, in cui riprese filmate e fotografie testimoniano la reazione poco civile degli organizzatori che cercano, senza successo, di bloccare l’atleta ed escluderla dalla gara.


    In alto: Kathrine Switzer durante la maratona di Boston, © AP (Fonte: wbur.org)

    Lo spot Dream Crazier realizzato da Nike, documenta invece, seppur in pochi frame, quanto avvenne il 5 ottobre 1975 alla maratona di Morat-Fribourg, quando si vede una ragazza che si toglie la giacca della tuta e inizia a correre con indosso una maglietta con scritto a mano ,“Et le femmes?” sul davanti e “Pourquoi pas le femmes?” sul di dietro.


    In alto: Frame dal video “Quand courir était interdit aux femmes” (Fonte: letemps.ch)


    In alto: Odette Vetter in un frame dal video “Quand courir était interdit aux femmes” (Fonte: letemps.ch)

    Incuriosito dalla maglietta, ho trovato il video originale della RTS Radio Televisione Svizzera in cui non solo si vedevano due uomini mentre tentavano di bloccare, invano, la stessa atleta, ma si vedeva anche un’altra corritrice, Odette Vetter, discutere con uno degli organizzatori e correre di nascosto l’intera gara. Quest’ultima indossava una maglietta arancione con il logo della rivista internazionale di corsa, Spiridon, fondata nel 1972 da Yves Jeannotat e Noël Tamini, a quei tempi portavoce di una nuova cultura sportiva e sociale e dunque vicina a battaglie di questo genere.

    Tutto questo perché, nonostante in altre gare fosse già stato dato ad alcune atlete il permesso di partecipare, nella maratona di Morat-Fribourg non era ancora così. Almeno fino al 1977, due anni dopo, quando venne eliminato anche questo tabù e Marijke Moser, dopo aver già partecipato di nascosto con il nome falso di Markus Aebischer nel 1973, fu la prima vincitrice donna. Le foto la ritraggono con indosso sempre la maglia della rivista Spiridon, così chiamata in onore di Louis Spiridon, vincitore della prima maratona olimpica disputata ad Atene nel 1896, durante la prima Olimpiade moderna.


    In alto: Marijke Moser al traguardo della maratona di Morat-Fribourg, ©Keystone (Fonte: www.fr.ch)

    Interessante, per finire, il fatto che Nike abbia fatto riferimento a questa lontana vicenda. Quasi un ritorno alle origini per la multinazionale di oggi, che nel 1971, ancora brand di nicchia sportiva e ribelle, scelse il proprio nome ispirandosi, non a caso, alla dea greca della vittoria.

    Altre info:

    Altri post su questo tema:

     

    Lascia un commento

    Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *


    Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.