• Le finte T-shirt di Joanne Gair

    by  • 14 febbraio 2010 • Arte, Sexy, Società e costume • 8 Comments

    Un corpo nudo che nudo non sembra, perché coperto da qualcosa che in realtà è soltanto dipinto. Parliamo di percezione visiva, di body painting e delle magliette che Joanne Gair ha disegnato per lo storico periodico Sports Illustrated.

    Notizia di questi giorni, la partecipazione di Melissa Satta, in qualità di fidanzata di un “Ex-Italian Striker”, al Swimsuit 2010 di Sports Illustrated.
    Sorvolando sul naturale impeto patriottico all’idea che una ragazza italiana insieme alla maglietta della nostra Nazionale di calcio si impongano all’attenzione degli americani, mi colpisce il fatto che questa e tutte le altre magliette siano state abilmente realizzate dalla grande body painter neozelandese. Famosa per i suoi numerosi lavori, fu lei a firmare “l’impercettibile nudo” di Demi Moore nella cover di Vanity Fair dell’agosto 1992.

    Questo il video ufficiale del backstage con tanto di Inno nazionale…

     

    8 Responses to Le finte T-shirt di Joanne Gair

    1. utente anonimo
      17 febbraio 2010 at 22:10

      finalmente, hanno scoperto …l’inutilita’ della t shirt.
      Cmq, vedo che sei molto aggiornato sull’argomento.
      Ma cos’e’ un altro calendario da spogliare?

    2. klauser
      19 febbraio 2010 at 20:08

      Non dovresti affermare una cosa del genere in questo blog!!!

      Comunque non è un calendario ma un magazine annuale.

    3. LVP
      25 febbraio 2010 at 19:03

      Adesso finalmente capisco il titolo del tuo libro… ecco a cosa pensavi quando dicevi trasognato Il tatuaggio di stoffa! 🙂

      E io che avevo pensato a una ricerca cultural-etimological-semiotica!!!

      Tette, si trattava di semplici tette…

    4. klauser
      26 febbraio 2010 at 17:30

      Beh, semplici tette non direi!

      Una ricerca cultural-etimological-semiotica c’era stata. Poi che questa ricerca vada d’accordo con quello che la natura offre, tanto meglio, no?

    5. 9 marzo 2010 at 20:23

      Mi fa molto ridere la frase sul "naturale impeto patriottico" e immagino quanto di fronte a queste immagini di tettedipinte il tuo primo sentire sia stato un grandioso patriottismo…. A Kla, eddai!!!! ;)
      Detto questo, ricordo benissimo quella copertina di Vanity perché fece scalpore ed era fantastica… e soprattutto era l'ormai lontanisssssimo 1992!!!!

    6. klauser
      9 marzo 2010 at 20:51

      Ovviamente il "naturale impeto patriottico" era ironico, ma non banalizzerei sull'osservazione delle tette effetto body painiting.
      In fondo è strano guardare, guardare e riguardare e alla fine non vederle per niente!!! :)

    7. utente anonimo
      12 marzo 2010 at 14:12

      guardare, guardare e riguardare eppoi…

    8. klauser
      12 marzo 2010 at 17:14

      E poi… Sotto il vestito… quale vestito!? :)

      A parte gli scherzi, la domanda da farsi dovrebbe essere questa: È più reale la realtà o la percezione che si ha di essa?

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