• Le magliette arrabbiate delle Pussy Riot

    by  • 12 Settembre 2012 • Marketing e Pubblicità, Politica e Propaganda, Provocazione e Protesta • 6 Comments

    C’è che sono tante e più leggevo articoli e più ne vedevo di nuove. Così ho deciso di selezionare alcune tra le mie preferite e di farvele vedere tutte insieme.

    In alto: Foto Reuters
    In alto: Foto RIA Novosti/Vladimir Astapkovich
    In alto: Foto Mudrats Alexandra/Itar-Tass Photo/Corbis
    In alto: Foto via Dangerous Mind
    In alto: Foto Afp/Lago
    In alto: Foto © RIA Novosti. Alexandr Kryazhev
    In alto: Foto Pussy Riot NY
    In alto: Foto Peter Marshall

    Ricordo di aver letto, all’inizio di luglio, di un gruppo di ragazze che erano salite sul palco dei Faith No More durante un concerto a Mosca per protestare contro Vladimir Putin. Erano alcune componenti del gruppo punk russo delle Pussy Riot, ma in quel momento ancora non le conoscevo e la cosa non mi sconvolse più di tanto.
    Ho capito chi fossero quando alla fine di luglio il cantante dei Red Hot Chili Pepper Anthony Kiedis scrisse una lettera in loro sostegno e indossò una maglietta con il loro nome durante un concerto. La lettera era rivolta in particolare a tre ragazze del gruppo che in quel momento si trovavano in carcere, per aver manifestato il 21 febbraio 2012 all’interno della Cattedrale di Cristo Salvatore a Mosca (qui il video).
    Nei giorni seguenti, in contemporanea all’evolversi del processo e fino alla recente sentenza di condanna, le notizie divennero via via più numerose e il nome delle Pussy Riot divenne sempre più noto, grazie soprattutto alla mobilitazione di parte dell’opinione pubblica, della scena musicale e della diplomazia internazionali (qui e qui i video di Madonna e Bjork).
    È in questo scenario che mi ha colpito la grande quantità di t-shirt realizzate, indossate da manifestanti, personalità della musica e anche dalle dirette interessate. T-shirt che si confermano ancora oggi uno straordinario supporto di partecipazione attiva, efficace come pochi altri.
    Nel caso delle Pussy Riot, dopotutto, la volontà di utilizzare l’abbigliamento come strumento identificativo mi è sembrato dichiarato sin da subito: magliette, calzamaglie, passamontagna con colori accesi infatti non mancano mai. Scelta peraltro di successo vista la risposta positiva dei manifestanti e le continue imitazioni (qui il video Sign the petition).
    Notorietà e riconoscibilità talmente alte da rendere necessaria, secondo l’Avvocato Feigin, la tutela del nome attraverso una sua registrazione legale, in modo tale da bloccare o quantomeno da limitare l’utilizzo del “marchio” e la vendita di merchandising non autorizzati.

    Altre info qui, qui, qui e qui.

     

    6 Responses to Le magliette arrabbiate delle Pussy Riot

    1. Savonarola
      25 Settembre 2012 at 14:17

      Personalmente considero le pussy riot fasciste.Il oro ‘attacco alla chiesa ortodossa e’ una volgarita’ bestiale ed altamente intollerante.

    2. Claudio Spuri
      26 Settembre 2012 at 00:07

      Ciao, personalmente non sono d’accordo con quanto hai scritto, ma preferisco non entrare nel merito di questioni politiche e religiose. Ho scritto il post per parlare delle magliette che ho visto e del loro significato all’interno di questo specifico fenomeno.
      Comunque, bentornato da queste parti!

      • Savonarola
        2 Ottobre 2012 at 12:17

        mi hai sgamato?!

        • Claudio Spuri
          3 Ottobre 2012 at 00:39

          🙂

    3. carla
      29 Settembre 2012 at 14:20

      le trovo stupende!!;)

    4. Claudio Spuri
      29 Settembre 2012 at 16:42

      Anche io, e la cosa bella è che sono molto diverse tra di loro.

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