• Elezioni USA 2012: T-shirt vs T-shirt

    by  • 29 Ottobre 2012 • Marketing e Pubblicità, Politica e Propaganda • 5 Comments

    Dopo quattro anni torna negli USA la giostra elettorale, ricca di immagini, numeri e ovviamente di magliette e così anche quest’anno, dopo le primarie e le presidenziali del 2008, ho deciso di fare un rapido quadro della situazione.


    In alto: Foto di Bryon Houlgrave/The Register (Link fonte)

    In alto: Foto di Sharon Gekoski-Kimmel/Philly.com (Link fonte)

    In alto: Foto di Getty Images (Link fonte)

    Anche in queste presidenziali, la comunicazione elettorale dei due candidati si sta confrontando con una partecipazione popolare molto forte, anche se spesso ampliata e deformata da un flusso mediatico sempre più frenetico, e questo vale anche quando si parla di magliette. Un caso su tutti è la recente e falsa notizia dell’attentato razzista ai danni di una ragazza nera che indossava una maglietta con il volto di Barack Obama.
    Da questo punto di vista, la partecipazione spontanea della gente sta rendendo visibile un fenomeno interessante in cui singole storie personali danno un valore pieno ai banali messaggi stampati e in cui esse stesse si riempiono di significato, costruendo così una nuova comunicazione autonoma e più autentica che si affianca a quella ufficiale e forse più artificiosa dei due pretendenti e dei loro sostenitori più o meno noti.
    Così è stato per il repubblicano Ross Murty e la giovane Samantha Pawlucy. Il primo, proprietario di un ristorante di Devemport, che ha accolto lo staff di Obama con una t-shirt a favore di Romney con la frase “Government didn’t build my business, I did.”; la seconda, una studentessa sedicenne di Philadelphia offesa dalla propria insegnante perché colpevole di aver indossato, anche lei, una t-shirt a favore di Romney. Un ultimo esempio è la maglietta dichiaratamente razzista indossata da un supporter di Romney durante un suo recente discorso in Ohio, con la scritta “Put the white back in the White House”.

    Per quel che riguarda il marketing ufficiale, gli articoli di Elmar Burchia per il Corriere,it e di Valentina Ravizza per Linkiesta.it aiutano a capire quanto la comunicazione elettorale affidata alle t-shirt e al merchandising in generale, sia stata ben studiata per entrambi, in modo tale da supportare le rispettive campagne sia dal punto di vista politico e, in particolare per Obama, sia da quello economico.
    Da una parte, il richiamo al patriottismo e alla religione del repubblicano Romney, dall’altra la scelta di dar voce alle minoranze religiose, etniche e di genere del democratico Obama. Basta visitare i due e-commerce ufficiali di Obama e di Romney per farsene un’idea.
    In parallelo, non meno importanti sono le iniziative in favore di Obama da parte di alcuni personaggi dello spettacolo come Beyoncé che ha realizzato una t-shirt apposta per l’occasione, Scarlett Johansson con la t-shirt raffigurante la bandiera americana e la frase “People who believe that change is possible are the ones who make it happen.”, indossata durante la convention del 6 settembre in North Carolina e infine Kate Perry che si è esibita a Las Vegas, prima del discorso di Obama, indossando un vestito (ma all’inizio sembrava una maglietta), interamente dedicato all’attuale Presidente.
    E poi ci sono le centinaia di magliette “non ufficiali” come queste, pieni di disegni, fotografie e scritte a volte kitsch, altre volte accattivanti e altre volte ancora del tutto prive di personalità come in questo caso dove se non fosse per la foto sembrerebbe di vedere la stessa maglietta, ma che alla fine contribuiscono come le altre al grande gioco delle preferenze.


    In alto: Foto dal catalogo on-line

    In alto: Foto dal catalogo on-line

    In alto: Beyoncé & Tina Knowles, Foto dal catalogo on-line

    In alto: Foto di AFP Photo (Link fonte)

    In alto: Foto di John Gurzinski/Getty Images (Link fonte)
     

    5 Responses to Elezioni USA 2012: T-shirt vs T-shirt

    1. savonarola
      29 Ottobre 2012 at 19:50

      Ah vedo che parteggi per Romney, eh?
      hai messo ben quattro t-shirt per Romney, caro il mio repubblicano..

    2. Claudio Spuri
      29 Ottobre 2012 at 21:10

      Veramente ho messo cinque esempi per ognuno!
      La vecchiaia fa brutti scherzi, eh! 🙂

    3. andrea de simone
      7 Novembre 2012 at 08:25

      Purtroppo ho riscontrato (ma spero di sbagliarmi) che in Italia sia + diffusa la cultura della tshirt polemica o ironica e quasi sempre poco creativa in termini grafici. Piuttosto che la tshirt da campagna elettorale come avviene in USA. Sono più diffuse le magliette con sopra “fornero torna al cimitero” che magliette che riportano, magari con un pizzico di fierezza, la propria scelta politica.
      invito a vedere questo bravo grafico che ha ricevuto un ringraziamento da Obama per il contributo che ha dato per la sua campagna elettorale:
      http://www.obeygiant.com/headlines/check-it-out

    4. Claudio Spuri
      7 Novembre 2012 at 15:35

      Bel commento, stavo anche pensando di scrivere un post proprio su questo. Non sbagli. Il fatto è che in Italia a parte qualche caso raro, la produzione di magliette è lo specchio della scarsa cultura di comunicazione e di immagine (in questi anni, perché in passato non era così). In effetti dici bene quando parli di poca partecipazione e di una tendenza strisciante a distruggere più che a costruire. D’altronde è anche vero che oggi in Italia l’attenzione alla grafica e a un certo tipo di estetica credo sia in genere un’esigenza di ragazzi e giovani adulti 🙂 e nel clima sociale e politico attuale c’è ben poco di cui andare fieri.
      Negli USA è diverso il modo di intendere sia la partecipazione sociale sia la comunicazione visiva. Gli USA sono nati e cresciuti anche grazie a un senso di responsabilità civile e se andiamo a vedere il materiale propagandistico del passato possiamo capire la sua influenza su quello attuale.

    5. Pingback: Le t-shirt alle presidenziali USA 2016? Tutte contro Donald Trump… o quasi | T-shirt. Il tatuaggio di stoffa

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