• Un regalo dal Canada

    by  • 19 Novembre 2012 • Marchi e Produzione, Società e costume • 4 Comments

    Un viaggio, due amici e un disegno: così una maglietta turistica promuove una città e ne racconta al mondo intero caratteristiche e tradizioni.




    Dopo il Perù tocca al Canada e stavolta per merito di Daria e Toni, che ringrazio di cuore. Sì lo so, è un po’ sgualcita ma d’altronde ne ha fatti tanti di chilometri, perché questa maglietta viene direttamente da Montréal.
    Il post sarebbe finito qui, se, incuriosito dall’atmosfera rétro e “sospesa” dell’immagine e dal disegno del marchio, non fossi andato sul sito di Montréalité a dare un’occhiata. Una volta trovato il mio modello, leggo che la maglietta è dedicata al Gibeau Orange Julep, un edificio molto caratteristico realizzato tra il 1932 e il 1945 e che quello che all’inizio mi era sembrato un sole gigante è in realtà la fantastica copertura, a forma di arancia, di un ristorante fast food in tipico stile americano e specializzato appunto nella omonima bevanda all’arancia.
    E adesso godetevi il vero ristorante. Io ancora non lo conoscevo ma guardate qui che spettacolo!

    Montréalité ou la fabrique de T-shirts from Laurène Renoux on Vimeo.

     

    4 Responses to Un regalo dal Canada

    1. andrea de simone
      20 Novembre 2012 at 10:36

      ho visto i lavori di questo artista, devo dire che mi piacciono molto. Un pò mi fa rabbia che provo da tempo a spingere illustrazioni a 1 o 2 colori massimo, lavorando + sul concettuale e sulla illustrazione ma risultano troppo “povere” o troppo anni 80…sarà vero?mah!
      Questo stile lo trovo molto interessante perchè trasmette una idea, pensiero in modo pacato. A differenza di altre illustrazioni che tendono ad “urlare” il proprio concetto, è come una sottolineatura del proprio stato d’animo ma senza volerlo far sapere a tutti. Calibrare una illustrazione, calcolare la sua visibilità è un aspetto molto personale ma è anche un parametro sociale. Ho riscontrato, dalle proposte fatte dai clienti, che si tende ad urlare o cmq a voler far sapere a tutti ciò che si è o ciò che si vuole )ma poi a qualcuno frega qualcosa??), non è sempre ben vista la forma di pensiero sottile e discreta…Lei che ne pensa Dott. Spuri?

    2. Claudio Spuri
      20 Novembre 2012 at 17:12

      Caro Dott. De Simone, cosa ne penso?
      Le richieste a volte “particolari” in ambito estetico da parte del cliente possono avere mille ragioni: culturali, caratteriali, sociali e così via.
      Spesso, almeno qui in Italia, non ci si pone il problema della differenza tra comunicazione ed espressione personale, con il rischio di arrivare poi a quella situazione che Munari definiva “Confusione visiva” anziché Comunicazione visiva.
      Questo per dire che molte volte l’obiettivo che ha un designer di realizzare un progetto funzionale e armonico non corrisponde a quello del cliente che forse è fin troppo abituato alla “confusione” che vede in giro. Insomma il classico cane che si morde la coda.
      Mi sembra che in altri posti la situazione sia diversa, come dici tu, che non ci sia il bisogno di urlare, e anche secondo me queste magliette ne sono un esempio.

    3. savonarola
      21 Novembre 2012 at 08:52

      Montreal, rimarra’ sempre con noi questa citta’!. Quello che mi ha sempre colpito in questa citta’ e’ la ricerca artistica dei suoi abitanti. E’ un fatto comune.

    4. Claudio Spuri
      22 Novembre 2012 at 05:06

      Non sono mai stato a Montréal ma confermi quello che avevo intuito da alcuni racconti e dalla qualità illustrativa di queste magliette.

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