• Letteratura e linguistica: due imperdibili “prime volte” nella storia della t-shirt

    by  • 6 settembre 2013 • Cultura e spettacolo, Curiosità, Il tatuaggio di stoffa, Società e costume, Storia della t-shirt • 3 Comments

    Una si deve a Francis Scott Fitzgerald, scrittore americano del Novecento, testimone contemporaneo della rampante America degli anni Venti e Trenta. L’altra a un dizionario, riferimento linguistico della società moderna. Due esordi importanti, avvenuti entrambi nello stesso anno, due riferimenti prestigiosi nel percorso storico della parola “T-shirt”.

    Si sa, per tutto c’è una prima volta e nel lontano 1920 per il termine “T-shirt” di prime volte ce ne furono ben due.
    La prima volta linguistica riguarda l’inserimento ufficiale, come sostantivo, in un vocabolario di lingua inglese e americana, probabilmente il Merriam-Webster Dictionary (1). La definizione originale non la conosco ma non doveva essere molto diversa da quella attuale: “A collarless short-sleeved or sleeveless usually cotton undershirt”, in italiano “Maglia intima solitamente di cotone senza collo con maniche corte o senza”
    Si tratta di una legittimazione importante per il termine “T-shirt” che sin dall’inizio ha dovuto fare i conti con altri termini che generalmente indicavano maglieria intima: i modelli potevano essere senza maniche, a maniche corte o a maniche lunghe, di lana o di cotone, e i loro nomi erano Singlet, Skivvies, Jimshirt e Gob Shirt (2).

    A tal riguardo è utile sapere che dal punto di vista strutturale il termine “T-shirt” è caratterizzato dall’unione della parola “Shirt”, la classica camicia, con la lettera “T” per la quale si possono indicare almeno tre riferimenti etimologici: la forma a T della maglietta nella sua posizione aperta; l’iniziale della parola Training, in inglese “allenamento”, per via del suo tradizionale utilizzo in attività sportive; e infine l’iniziale del suffisso “Teen”, che in inglese viene usato per individuare l’età adolescenziale, in quanto indumento in origine molto usato da bambini e ragazzi. Quest’ultima ipotesi sarebbe valorizzata dal fatto che ancora oggi in molti dizionari inglesi è presente la variante “Tee shirt” e che Tee è anche l’appellativo con cui viene indicata comunemente la t-shirt nei paesi anglofoni.

    La seconda prima volta riguarda l’utilizzo all’interno di un romanzo e in generale di un volume stampato. Come indicato dalla storica della moda Heather A. Vaughan (3) e dall’Oxford English Dictionary, la parola “T shirt” (senza il trattino) venne inserita da F. Scott Fitzgerald nel suo romanzo d’esordio This Side of Paradise. Il termine appare una sola volta nel primo capitolo della prima parte, a pagina 21 (Penguin Modern Classics, 2001) e fa riferimento ad uno degli indumenti che il personaggio principale Amory Blaine porterà con sé durante un viaggio: “So early in September Amory, provided with ‘six suits summer underwear, six suits winter underwear, one sweater or T shirt, one jersey, one overcoat, winter, etc.,’ set out for New England, the land of schools.”

    Per quanto riguarda la versione italiana intitolata Di qua dal Paradiso, ho notato una differenza significativa, riguardante proprio al termine “T shirt”, tra la traduzione originale del 1952 a cura di Fernanda Pivano e quella recente di Veronica Raimo. Infatti mentre nell’ultima si trova il termine “maglietta” (Minimum Fax, 2011), ormai entrato nel linguaggio comune come alternativa italiana a “T-shirt”, nella precedente c’è la definizione “camicia senza collo” (Oscar Mondadori, 2013) ovvero simile a quella riportata nella descrizione originale inglese del 1920. Con essa la Pivano dà uno spaccato dell’Italia degli anni Cinquanta in cui evidentemente la t-shirt/maglietta, al contrario di quanto era accaduto negli Stati Uniti già molti anni prima, non aveva ancora una sua identità ben delineata.

    A proposito dell’autore c’è questo articolo (4) che spiega bene il valore innovativo di Fitzgerald in ambito linguistico e la sua influenza creativa sulla lingua inglese e spero che questo mio contributo ne sia una buona testimonianza.

    Special thanks to Heather A. Vaughan for her support. (Website e Blog)

    Note:
    (1) T-shirt, Merriam-Webster Dictionary (Link)
    (2) The T-Shirt Book di Scott Fresener, Gibbs-Smith Publisher, 1995 (Link)
    (3) Celebrating 100 years or more of T-shirts: All hail the white tee di Amy Hubbard, Los Angeles Times, 15 giugno 2013 (Link)
    (4) Why F. Scott Fitzgerald Is All Over the Dictionary di Katy Steinmetz, Time, 8 maggio 2013 (Link)

     

    3 Responses to Letteratura e linguistica: due imperdibili “prime volte” nella storia della t-shirt

    1. savonarola
      20 settembre 2013 at 17:57

      Bravi voi t-shirtisti che fate queste cose:sdsdsp://brescia.corriere.it/brescia/notizie/cronaca/13_settembre_20/anffas-brescia-petizione-online-per-togliere-dal-commercio-maglietta-offensiva-per-down-2223209714049.shtml

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